ĢUna bella cosa che vidiģ: pedagogia della caritā e rappresentazione sociologica in Edmondo De Amicis, Cuore (1886)

Il fortunatissimo romanzo di De Amicis (1886: uno dei più letti nell’Italia postunitaria) può costituire un ottimo punto da cui osservare i dinamismi con cui la prosa d’invenzione Fine-secolo, nell’Italia umbertina si apre alla rappresentazione della varietà sociale e delle tensioni che la attraversano, nel momento in cui il giovane Stato iniziava, con molta timidezza, a fare i primi passi verso la Modernità industriale, spostando il suo asse di sviluppo dalle campagne ai centri urbani, e Torino si proponeva come luogo (materiale e simbolico) della nascente borghesia imprenditoriale e terziaria. In particolare, questa comunicazione tenterà di mettere a fuoco il gioco che in Cuore unisce, in una forma che si vuole esemplare e sui generis, descrizione del Reale sociale e proposizione di una morale “laica”: gioco esemplare di una fase storica di trapasso dalla Carità posttridentina alle strutture dello Stato sociale emergenti nella prima metà del Novecento.

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